L'emigrazione friulana prima e dopo l'Unità d'Italia

La ricerca - Ecco alcune anticipazioni dal Circolo Castel Mizza

Il Circolo Culturale "Castel Mizza" di Cavasso Nuovo, sede del Museo Provinciale della Vita Contadina "Diogene Penzi", in occasione dei 150 anni dell’Unità d’Italia, ha effettuato una ricerca sul tema "L’emigrazione friulana prima e dopo l’Unità d’Italia". Questo lavoro di ricerca - come ha dichiarato la presidente del sodalizio, Rita Ferroli, che ci ha gentilmente concesso alcune anticipazioni - è stato fatto a più mani. Diversi componenti del circolo hanno dato il proprio contributo in base alle proprie competenze specifiche e sfruttando al massimo le risorse materiali e immateriali presenti sul territorio.
35_emigrazioneLe fonti Così si è potuto valorizzare la notevole documentazione presente al Museo dell’Emigrazione e la ricca bibliografia disponibile nella sezione tematica della Biblioteca Comunale. Parallelamente è stato attinto anche nell’archivio fotografico del Craf, il Centro di Ricerca e Archiviazione della Fotografia, utilizzando alcune foto presentate in una mostra sull’Emigrazione dello Spilimberghese, realizzata in collaborazione con l’Efasce all’inizio dell’anno e ripresentata alla fine di luglio a Sacile in occasione del 34° Incontro Annuale dei Corregionali all’Estero. Da questo numero del giornale offriamo ai lettori alcune anticipazioni su specifici temi che verranno poi ampiamente trattati, il 1° ottobre, nella sala consiliare del Comune di Cavasso Nuovo, nel corso della conferenza di presentazione del libro.

L’emigrazione friulana prima del 1866
E’ opinione diffusa, in Friuli, che i mali dell’emigrazione cominciano dal 1866, ovvero dall’annessione al Regno d’Italia. Questa opinione, che periodicamente ricorre, non è del tutto fondata. Va detto, tutt’al più, che si manifesta un nuovo fenomeno dopo tale data: quello dell’emigrazione permanente legata anche allo sviluppo industriale piuttosto che alla sola Unità d’Italia.
Non è che prima del 1866 l’emigrazione non fosse esistita, era però una realtà ristretta alle popolazioni della montagna più povera: la Carnia e la zona delle Prealpi. Villaggi, boschi e pascoli non offrivano sufficiente reddito e pertanto bisognava cercare in pianura e in giro per l’Europa un qualche salario integrativo. Si trattava di un’emigrazione dal carattere stagionale e temporaneo. Le "Sedonere" delle valli friulane, gli arrotini e gli ombrellai della Val Canale e della Val Resia e i "Cramârs" della Carnia sono alcuni esempi di questo tipo di emigrazione. Un altro fenomeno migratorio attestato era quello delle ragazze, in giovane età, mandate a servizio nelle case delle famiglie benestanti delle città del Nord d’Italia.
35_emigrazione2L’emigrazione è quindi un fenomeno vecchio già attestato nella Repubblica Serenissima, sotto cui si era maturato, e poi trasmesso in eredità agli austriaci e da loro all’Italia. Le prime testimonianze di una vera e propria emigrazione organizzata si trovano nella seconda metà del secolo XVIII con il grande sviluppo edilizio promosso dall’imperatrice Maria Teresa. Questo flusso migratorio ebbe un incremento ancor più notevole dopo la pace di Vienna del 1814 quando il Friuli, divenuto una provincia dell’Impero austroungarico, non trovò alcuna difficoltà a inviare i suoi uomini nelle altre province dell’Impero.
Oltre al grande impulso dato all’edilizia viennese dall’imperatrice Maria Teresa, il fervore di opere esistenti negli Stati delle Germanie (i friulani identificarono spesso come Germanie tutti i territori dell’Europa centrale e danubiana di lingua tedesca) favorirono un’emigrazione di massa verso quelle regioni. In Croazia i friulani giunsero nel 1835, in Slovenia e Boemia verso il 1850. In Francia, invece, la prima emigrazione risale al decennio 1820-1830. Nel decennio 1860-1870 alcuni scalpellini si spinsero fin nelle più lontane provincie della Russia, da San Pietroburgo a Sebastopoli alle regioni del Caucaso.
Successivamente troviamo un folto gruppo di giovani della Val d’Arzino impegnati nei lavori della ferrovia transiberiana. Una nutrita corrente migratoria, formata da boscaioli e muratori, raggiunse la Romania nel 1877. Nel 1881, infine, tagliapietre di Osoppo venivano richiesti per il taglio dell’istmo di Corinto.
Il passaggio del Friuli veneto al dominio austriaco nel 1797 aveva favorito l’emigrazione friulana verso i Paesi imperiali poiché da movimento verso l’estero essa divenne un movimento interno in seguito all’abbattimento dei confini politici con l’Austria. Le condizioni sociali rimasero pressoché inalterate e si aggravarono in seguito alle continue guerre che interessarono la regione.
Nel periodo del Regno italico (1805-1814) il fenomeno migratorio cambiò direzione poiché gli emigrati italiani furono espulsi dal governo austriaco e dovettero indirizzarsi nella ricerca di un lavoro verso le altre regioni dell’Italia settentrionale, soprattutto verso il Veneto.
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