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    Trieste - ottobre 2015
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La Matteo Bruzzo venne respinta a cannonate e costretta a smaltire l’epidemia girando per i mari con il suo carico di morte


08 corriereFurono centinaia i morti di colera tra i 1.333 passeggeri della Matteo Bruzzo, salpata da Genova nel 1894, respinta a cannonate dalle autorità uruguayane e costretta a smaltire l’epidemia girando per i mari con il suo carico di morte.
Stessa sorte per il piroscafo Remo respinto dalle autorità sanitarie brasiliane che avevano riscontrato a bordo la presenza di una epidemia di colera e, sotto la minaccia delle armi, costretto a far rotta verso l’Italia. Dopo 65 giorni di agonia durante i quali, fra indicibili sofferenze, 96 passeggeri persero la vita, i superstiti stremati, febbricitanti e affamati arrivarono nel porto di Napoli.
Trentaquattro furono i morti per la fame sul Carlo Raggio nel 1888 e altri 206 sei anni dopo per il colera e il morbillo. Nel 1891 il bastimento inglese, Utopia, partito da Trieste, va ad affondare per una manovra sbagliata nel porto di Gibilterra. Muoiono 576 persone degli 813 migranti che vi erano a bordo, quasi tutti italiani. Nel 1898 ad affondare è un piroscafo francese, il Bourgogne, a causa di una collisione con un veliero inglese. Perirono 549 passeggeri, anche questi quasi tutti italiani.
Nel 1906, sulle coste spagnole, il vapore Sirio, partito da Genova carico di emigranti italiani diretti in Brasile, affonda sulle coste di Cartagena. Ufficialmente si dichiarano 292 morti, ma trattandosi di poveri migranti, il cui interesse, rispetto ad altri accadimenti dell’epoca, non è significativo, si nasconde, per ragioni assicurative la verità. Secondo alcuni studiosi i morti vanno conteggiati nell’ordine di 400-500 persone. Stesso destino, molti anni dopo, anche per la Principessa Mafalda, nave storica della marina commerciale, ma ridotta ad una bagnarola, nel suo ultimo viaggio verso il Brasile, piena di migranti. Al largo della costa brasiliana si inabissa e muoiono 657 passeggeri. La stampa d’epoca ne sminuisce il dramma arrivando a scrivere che c’erano state poche decine di morti.
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